L'acqua in Sardegna. Note d'Archivio

L'acqua in Sardegna. Note d'Archivio2Cagliari, 1 gennaio 2004

Mostra

La domanda d'acqua, da considerarsi una costante nella storia dell'umanità, e la sua progressiva crescita, è sempre stata determinata dal miglioramento della qualità della vita, dal diffondersi di attività economiche e dalle scelte di politica agraria. L'uomo si è reso sempre più consapevole dell'importanza dei problemi collegati all'approvvigionamento dell'acqua, al suo utilizzo e allo scarico o al riciclo delle acque già adoperate.

In questo lento processo, che fa parte anche della storia idrologica della Sardegna, si è passati da concezioni immobilistiche in cui il prezioso liquido poteva anche diventare un oggetto di culto, acquistando sacralità da un bisogno comunitario appagabile con difficoltà, ad altre più realistiche che privilegiavano l'aspetto concreto di ricerca della sorgente, di individuazione del luogo di accumulo dell'acqua, della canalizzazione necessaria per farla arrivare nei centri abitati o nei terreni coltivati.

Esemplificativi della prima categoria possono essere i pozzi sacri nuragici, le cisterne e le fontane pubbliche con la noria azionata dagli asini o dai cavalli, mezzo utilizzato per portare su dai pozzi l'acqua da destinare agli usi domestici o per l'irrigazione, mentre per la seconda sono significativi l'acquedotto romano e i progetti di Gemiliano Deidda per la sistemazione idraulica di vari corsi d'acqua, che slegavano l'approvvigionamento dal capriccio delle stagioni.

Il clima infatti ha sempre inciso non poco; senza pioggia non vi era acqua da bere, l'igiene latitava e la siccità bruciava i campi determinando carestie ricorrenti. A pratiche rituali, come processioni o immersioni in acque di fatto ritenute miracolose, era affidato il compito di allontanare la siccità, la quale con il suo contrario, le alluvioni, contribuivano a rendere quanto mai precaria l'esistenza dell'uomo in una natura che gli si rivoltava contro.

Anche la presenza di paludi e acquitrini si rivelava nociva all'uomo, ma solo quando si ricollegarono le febbri che colpivano isolani e viaggiatori, prima attribuite all'aria cattiva, alla patologia provocata dal plasmodio della malaria inoculata dalla zanzara anopheles, insetto che trovava il suo habitat naturale nelle acque stagnanti, e si intervenne con un'adeguata attività di bonifiche si trovò la soluzione di questo male.

Benefica per la salute è invece l'acqua delle sorgenti termali e minerali, apprezzata in Sardegna sin dall'antichità come dimostra l'esistenza presso alcune di esse di antichi stabilimenti risalenti al periodo romano e recuperati successivamente dal governo piemontese.