Documenti dell'Archivio di Stato di Cagliari sulla Persecuzione antiebraica

 

Documenti dell'Archivio di Stato di Cagliari sulla Persecuzione antiebraica2Cagliari, gennaio, 2003

Mostra

La documentazione proposta offre un rapido squarcio di un periodo drammatico, fra il 1938 e il 1943, in cui alla tragedia della guerra incombente si accompagnò, per alcuni, l'incubo del proprio dramma personale, di un'esistenza più difficile e incerta solo in quanto ebrei.

I documenti sono pervenuti all'Archivio di Stato dalla Prefettura di Cagliari. Costituiscono quindi una fonte ufficiale e oggettiva, che presenta con chiarezza le direttive centrali della politica persecutoria.

Infatti quando, nel 1938, furono introdotte anche in Italia le leggi razziali, i prefetti, diretti rappresentanti del Governo nelle province, furono i primi a essere incaricati di dar loro attuazione. Il Ministero dell'Interno, retto per anni dallo stesso Mussolini, creò addirittura un apparato burocratico ad hoc per la persecuzione antisemita: si trattava della Direzione generale per la demografia e la razza, o Demorazza, ed è da questa che proviene la maggior parte delle circolari o dei telegrammi, che, dato l'argomento, sono spesso "riservatissimi" o "in cifra", poi decifrati dalla Prefettura.

Numerose anche le istruzioni del Ministero della Cultura popolare - all'interno del quale fu pure creato un Ufficio studi del problema della razza - diramate attraverso i prefetti per esercitare il controllo sull'informazione e orientare la stampa a fare da cassa di risonanza alla politica governativa.

I documenti raccontano inoltre le vicende degli ebrei nella provincia di Cagliari, a partire dal primo censimento, avviato nell'agosto 1938, attraverso le schedature e gli aggiornamenti successivi fino agli ultimi allarmanti segnali alla vigilia della caduta del Regime. In provincia di Cagliari era assai limitato il numero degli ebrei, in genere professionisti e persone di cultura, e inoltre diverse donne sposate ad "ariani" benestanti e ben inseriti a livello locale.

Essi cercarono in qualche modo di rendere meno penosa la situazione, invocando i "benefici" di legge, tenendosi "appartati". Certo è che in conseguenza delle leggi razziali si ridussero considerevolmente di numero, molti dovettero abbandonare il posto di lavoro ed emigrarono altrove, qualcuno anche a Shangai. La Sardegna perse così Doro Levi, sovrintendente alle Antichità, che cercò riparo negli Stati Uniti.

Pochi, dunque, gli ebrei a livello locale; ma inversamente proporzionale al loro numero è la quantità di norme persecutorie che li riguardano, la fitta rete di divieti e limitazioni di ogni genere imposti dalle disposizioni che piovevano a ritmo sempre più incalzante, figlie di quelle leggi fondamentali che costituiscono la summa e il trionfo del razzismo italiano: primo fra tutti il famigerato Regio decreto legge 1728 del 17 novembre 1938, "Provvedimenti per la difesa della razza italiana"; poi in particolare i "Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista", emanati con Regio decreto legge 1390 del 5 settembre 1938, e con il successivo decreto 1779 del 15 novembre.

L'approccio con la documentazione permette di entrare nel clima di quel periodo, di respirarne l'aria angosciosa, attraverso la percezione della sensazione di accerchiamento, di crescente invivibilità di una condizione umiliante, fatta di continui divieti condotti fino alla cancellazione, almeno virtuale, dell'individuo. Modesto ma eloquente segnale di tale clima è pure il caso di chi, per eccesso di razzistico zelo o per rancori personali, approfittava della situazione per fare segnalazioni anonime di presunti ebrei, chiedendo provvedimenti contro di loro.

Testi ed immagini della mostra sono stati pubblicati su CD-Rom. Per informazioni contattare l'Archivio di Stato di Cagliari.